Dal divertimento alla professione

Vincenzo aveva fatto capire fin da subito di essere dotato di un certo valore, tanto è vero che a Mosca, di fatto ancora juniores, si era classificato settimo, un piazzamento di prestigio calcolando anche la giovane età. In quell’occasione si è trovato ad affrontare il passaggio dallo sport fatto per divertimento allo sport fatto invece come professione, non magari sotto l’aspetto remunerativo, ma sotto l’aspetto dell’impegno sicuramente sì. Non è una cosa solo della lotta, ma in tutte le discipline, quando si mira in alto e si vogliono raggiungere determinati obiettivi, bisogna sacrificarvi tanto, non solo sotto l’aspetto del tempo, ma anche della partecipazione emotiva: tante cose diventano per forza secondarie rispetto all’obiettivo sportivo che ci si prefigge. Non si tratta di trascurare tutto il resto, solo si deve convogliare le proprie aspettative e motivazioni in questo campo. Attraverso questa scelta si ottiene ciò per cui ci si sente portati. Vincenzo è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi perché aveva delle grandi potenzialità, si è trovato in un momento in cui la lotta italiana andava discretamente e con uno staff che lo ha seguito in maniera sempre puntuale.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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