A Mosca ero un comprimario

Tutte le attenzioni erano per Mennea e la Simeoni. Li vedevo come divinità da ammirare da lontano: la storia dello sport che accomuna le persone mi parve allora più apparente che reale. I campioni, e anche io lo avrei scoperto più tardi, devono vivere dentro un guscio che si chiama concentrazione. A Mosca ero un comprimario, mi guardavo attorno più stupito che convinto. Le dimensioni erano enormi: più sono grandi gli spazi e più ci si sente piccoli. Io portavo in giro i miei 48 chili in un contesto gigantesco, in un paese sconfinato.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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