Atti sessuali con minorenne: archiviate le accuse contro l’olimpionico Maenza

FAENZA – Il gip Antonella Guidomei ha disposto l’archiviazione del fascicolo che vedeva il 51enne faentino pluriolimpionico di lotta Vincenzo Maenza indagato per atti sessuali con minorenne. La richiesta era stata formulata nel marzo scorso dallo stesso pm Roberto Ceroni il quale aveva in buona sostanza rilevato che la vicenda al centro del caso era caduta in prescrizione nonostante la (presunta) fondatezza dell’ipotesi di reato.

A determinare la chiusura definitiva del procedimento, oltre al fatto che l’inchiesta ha riguardato qualcosa che sarebbe accaduto più di 13 anni fa, ha contribuito anche l’esito negativo delle verifiche eseguite sul materiale informatico sequestrato al campione a fine gennaio scorso dalla polizia nella sua abitazione faentina. Nei dvd e nelle penne usb non c’era cioè materiale pedopornografico. Rilevante anche il fatto che, nonostante il clamore sollevato dalla divulgazione della notizia, nessuno si sia poi fatto avanti per denunciare altre eventuali situazioni di spogliatoio da chiarire.

Sul registro degli indagati Maenza c’era finito per una ripresa realizzata attorno al 2000 all’interno della sauna di una palestra faentina da una telecamera presumibilmente nascosta. Ma il video era stato recapitato più di recente alla magistratura da una persona mai identificata. Nessuno, a parte gli inquirenti, lo ha visto. Nemmeno Maenza che però, quando a suo tempo era stato sentito in questura alla presenza del suo avvocato Fabrizio Capucci, aveva parlato al massimo di episodi di goliardia come spesso accade tra atleti affiatati.

L’olimpionico era venuto a conoscenza di quanto contestatogli verso metà dicembre scorso quando la procura gli aveva notificato la richiesta di proroga indagine. Aveva quindi negato con veemenza ogni possibile contatto non lecito con gli atleti, a maggior ragione se minorenni. Due le cose a riprova della sua buona fede, aveva sottolineato il suo legale: il fatto che durante la perquisizione avesse indicato agli inquirenti alcuni vani in sua disponibiltà non direttamente riconducibili a lui. E il fatto che, sicuro della sua estraneità alle accuse, avesse voluto parlare lo stesso davanti alla polizia nonostante tirato in ballo per circostanze risalenti a un periodo già sotto prescrizione. Secondo quanto ipotizzato da Maenza, tutto sarebbe scaturito come montatura nell’ambiente manfredo della lotta in vista del rinnovo a inizio febbraio scorso degli incarichi nazionali.

ACo

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