La sua qualità migliore era la forza esplosiva!

Dal punto di vista fisico la sua qualità migliore era la forza esplosiva: ossia la velocità coniugata alla forza vera e propria. Il concetto è quello della velocità, ma nello specifico si tratta dell’accelerazione che un atleta deve avere nell’eseguire un gesto tecnico, la qualità più nobile per un lottatore. Nella lotta un atleta può conoscere tutti i gesti, ma se sei lento il tuo avversario si potrà sempre difendere, potrà prevalere. Vincenzo aveva questo strano e raro connubio: era veloce ma aveva la possibilità di reggere tutti i sei minuti del combattimento alla stessa medesima intensità, dall’inizio alla fine. A lungo andare, in un atleta normale, la forza esplosiva di inizio incontro tende a cedere mano a mano che il tempo passa, invece lui conservava quella stessa forza esplosiva per tutto l’incontro. Questo è segno sì di una grande preparazione, ma è una qualità che raramente si trova. La sua specialità era quella di reggere la distanza e di es-sere sempre velocissimo. È come se tu chiedessi a un atleta dei 100 metri di essere anche resistente nelle corse di fondo. La cosa è praticamente impossibile, perché dal punto di vista fisiologico sono qualità pressoché inconciliabili. Vincenzo era capace di grande qualità sportiva insieme a grande resistenza, qualità, ripeto, difficilmente risami rabili in uno stesso atleta.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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