L’equilibrio alimentare di Vincenzo

Una caratteristica di Vincenzo che è rimasta intatta è stata quella del punto di vista alimentare, anche perché ha fatto quattro Olimpiadi a 48 kg. All’inizio era di poco appetito, mangiava poco, giusto un pezzettino di carne, bisognava quasi insistere perché mangiasse. Era sempre vicino al peso della sua categoria, ma non per consapevolezza, ma proprio perché non mangiava, era uno scricciolino. Poi ha cominciato a capire certi concetti dell’alimentazione, ed è diventato il Maenza molto più preparato. Mangiare meglio l’ha portato a un aumento di peso e di massa, e quindi anche a sacrifici enormi per poi rientrare nel peso. Non a caso sto parlando dell’alimentazione, per-ché nel 1980, quando l’ho conosciuto, come era nel mangiare era anche nella lotta e nell’allenamento: era tutto istinto, faceva solo quello che gli andava di fare ma, essendo dotato di classe, faceva dei buoni risultati. Aveva una classe particolare. Solo che, spesso, chi ha una classe innata, ha anche uno svantaggio: accoppia dei risultati a un modo di allenarsi che, a ben vedere, è sbagliato. I risultati arrivano perché figli di quella grandissima classe, ma la cosa ti manda fuori strada perche se devi fare lo scatto successivo non lo puoi fare. Ti trovi un muro, devi tornare a prendere le fila della consapevolezza iniziale per ritrovare il bandolo della matassa, altrimenti entri in una situazione da dove non esci più.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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