Los Angeles Olympics Game 1984

Maenza afferra subito il tedesco, si rotola insieme a lui (1-0) e tenta immediatamente una schienata, che non va a buon fine. Niente paura, ormai sente l’avversario in pugno. Ne avverte il respiro, la tensione. Ne carpisce la paura. Sì, quella di Scherer è paura. In fin dei conti, è quello che Vincenzo vuole sentire, che l’avversario abbia paura di lui. Ma l’agonia deve essere veloce, altrimenti sarebbe inutile crudeltà. Altro rotolamento, con i corpi dei due intrecciati, ben più ampio del primo che gli frutta tre punti, poi un bel sollevamento e proiezione all’indietro da ben quattro punti (la mossa che dà il maggior punteggio nella lotta), con il risultato che direbbe già 8-0. La paura di Scherer è ormai avvertibile a occhio nudo, Vincenzo sa che a questo punto niente lo può separare dal suo obiettivo. Ha l’avversario tra le braccia, come un fuscello, 48 chili di carne viva che gli si dimenano addosso, ma ben distanti da quei bilancieri di 180-190 chili che è abituato a sollevare (parola di Romanacci, alzati nemmeno di poco!). Vincenzo si prepara alla proiezione, a scaraventare via l’avversario, alla mossa decisiva. Sarebbe retorico immaginare i pensieri che gli passano per la testa. È bello immaginare che ci sia forse Roberta, forse tutta la sua vita che gli scorre davanti. Meglio ancora che non ci sia niente. Le braccia di Vincenzo si muovono, la proiezione è larghissima, Scherer ormai non si muove più. I due quasi volano insieme, quando atterrano, ancora insieme, con il tedesco sotto e le braccia di Vincenzo possentemente avvinghiate all’avversario, Pollicino guarda verso l’arbitro. È una espressione di domanda. Di implorazione. È il viso di un ragazzo che ha un desiderio, come quello di un bambino che conta i minuti per l’arrivo di Babbo Natale. L’arbitro fa cenno di «quattro» con le dita della mano. Un’occhiata furtiva al tabellone: Maenza 12, Scherer O. Netta superiorità. È finita. Vittoria. Medaglia l’oro. E trascorso solo un minuto e 59 secondi dall’inizio dell inconctro. Un niente.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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1 Commento:
Rosario Cataldo ha scritto:

Bell’incontro complimenti! E Grazie per aver portato la bandiera italiana al vertice più alto!

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