Maenza un compagnone

Sono stato il primo direttore tecnico in Nazionale di Maenza, dopo che Meinardi lo portò ai collegiali che si tenevano al centro Puccini dell’Acquacetosa. Insieme a lui c’era anche Massimo Bergamin, un altro ragazzo che prometteva bene, poi si è perso per strada (per problemi alla schiena), invece Vincenzo è rimasto. Era ancora molto leggero di peso, tanto da non avere una categoria. Anche da ragazzino si vedeva che aveva delle capacità, che era promettente, particolarmente adatto nonostante l’aspetto, a uno sport da combattimento, un ragazzino intelligente e aggressivo, che con il tempo è riuscito ad affinare ancora di più le sue capacità. Era un ragazzo rispettoso, non era molto chiuso, usciva la sera ed era anche un compagnone. Con lui non ci sono mai state frizioni di nessun tipo. Se aveva qualche piccola cosa, anche di livello caratteriale arrivava Napoleone Meinardi che lo sapeva prendere meglio di tutti e lo aiutava a superarla. Meinardi lo seguiva davvero come fosse un padre.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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