Seul Olympics Game 1988

In tribuna ci sono Gattai, Pescante e l’ambasciatore italiano in Corea del Sud, Gabriella Sabokej che agita una bandiera italiana. All’angolo di Maenza c’è Gurov, Marini e il professor Antonio Dal Monte, che ha prestato il suo lavoro alla causa del faentino, ma solo per questa occasione. Vincenzo ha costume rosso, scarpe rosse e calzini bianchi che si tira su bene prima di incominciare. Proprio all’inizio, al miscrofono Romanacci dice che «non ha lacune, è un lottatore dalle grandi caratteristiche». Nemmeno il tempo di studiare l’avversario, e Vincenzo lo sorprende subito: passaggio dietro, schiacciamento a terra e rotolamento semplice. In un lampo, Vincenzo è già in vantaggio 2-0. La tensionesvanisce del tutto. Forse anche troppo, perchè il polacco attacca nervosamente, Vincenzo si ferma po’, l’arbitro Martinetti gli impone la posizione di greca. Momento pericolosissimo: se Glab riuscisse a girarlo, potrebbe condurre l’incontro. Ma Glab, probabilmente, non ha studiato approfonditamente Maenza, oppure è sceso sulla materassina ormai soddisfatto della medaglia d’argento: come Martinetti fischia, Glab è lento a cercare di afferrare l’italiano, Pollicino gli sfila via dalle braccia come un’anguilla, e in men che non si dica è in piedi! D’ora in avanti, però, non può più rischiare un atteggiamento di passività: alla terza, ci sarebbe la squalifica. Nel minuto di pausa Romanacci cerca di spiegare un po’ le regole: Vincenzo non può ripetere la mossa di prima, che gli ha dato due punti. Lo può fare dopo aver fatto almeno altri tre punti. Nel minuto di interruzione Massimo Fabbricini del «Corriere della Sera» scrive: «Lo flagellava con un asciugamano il suo maestro Gurov, lo massaggiava amorosamente come una geisha il professor Dal Monte, e subito in avvio di ripresa Pollicino riprendeva il suo lavoro da formicuzza». L’incontro continua con lo stesso andamento: il polacco (ex campione mondiale juniores) ad attaccare, Vincenzo a controllare e difendersi. Non è esplosivo come al solito, probabilmente l’incontro con Tzenov lo ha sfiancato anche psicologicamente, fortuna che nemmeno il polacco sembra tanto più fresco di lui. Ma si difende talmente bene che anche Glab è costretto alla posizione di greca. Vincenzo lo afferra e ci prova. Glab resiste, l’azione è interrotta senza che l’italiano prenda punti. I tre minuti della ripresa sembrano non passare mai: il risultato di 2-0 non mette al sicuro da possibili sorprese. A trentacinque secondi dalla fine, Vincenzo trova ancora un passaggio dietro, e si accontenta del punticino: 3-0. A Faenza, a casa di Vincenzo, Renato Cavina esplode in un forse prematuro: «Ha vinto, adesso la vittoria la può solo regalare lui!». Glab adesso è un toro inferocito che attacca a testa bassa con la forza della disperazione. A una decina di secondi dalla fine tenta di prendere Vincenzo per proiettarlo, ma l’azzurro è bravissimo a divincolarsi, passano i secondi, la vittoria è vicina. Il polacco ci prova fino alla fine, a tre secondi dal fischio finale. Vincenzo si mette a correre per la circonferenza della materassina, oscillando alternativamente il braccio destro e quello sinistro. Martinetti fischia la fine. Vittoria. Ancora. Oro, il secondo oro olimpico.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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1 Commento:
Rosario Cataldo ha scritto:

Bellissimo incontro!

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