Un campione e un uomo maturo

Questo portava a dei contrasti, a delle nevrosi, a delle reazioni infantili. Dal punto di vista umano, lui è passato da essere un bambino superficiale e inconsapevole, che andava a fare le gare, le vinceva, e si era messo in testa che la cosa fosse naturale, a un certo punto in cui si è accorto (e il punto è pericoloso, perché molti si perdono) che il meccanismo che lo ha fatto vincere è quello che poi glielo avrebbe anche impedito, perché quello stesso meccanismo ha un limite. Allora Vincenzo si è dovuto ricostruire dal punto di vista della metodolo-gia dell’allenamento, ha dovuto trovare un altra strada fatta di sacrifici costanti, di consapevolezza e di superamento delle proprie paure. Poi Vincenzo è cresciuto, ha iniziato a gustarsi molto di più anche il sacrificio non più come una maledizione, ma come una fonte inesauribile per arrivare al successo, un vero e proprio trampolino di lancio, perché se vuoi il successo, devi accettare anche il sacrificio necessario. Devo dire che in questo è stato proprio bravo, perché è stato capace di sacrifici enormi. La vita, oltre che lo sport, lo ha premiato. Così come è diventato un campione, è diventato anche una persona matura, un uomo. Da questo punto di vista, vincere come si doveva gli è servito parecchio.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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