Una vita di sacrifici

Alla lotta ho dovuto sacrificare l’adolescenza, i miei anni più belli. Non potevo certo sapere che sarei diventato un campione, ma mi piaceva l’ambiente. Alla fine è la stessa cosa per chi ama i motori: c’è l’odore della benzina che ti fa scattare qualcosa dentro, se ti piace non ne puoi più fare a meno. Nel mio caso, la lotta è uno sport individuale, ti deve piacere la materassina, il contatto fisico con l’uomo, la sfida. Man mano che vai avanti sono queste le cose che ti spingono, perché non ne puoi più fare a meno. Ci sono stati momenti anche molto critici, perché finita la scuola è stata tutta una convocazione in Nazionale, tornei e incontri, viaggi e allenamenti. Ero fuori casa sette-otto mesi l’anno. Per me ragazzino è stata dura lasciare la famiglia per così tanto tempo.

(tratto da Cuore di Pollicno di Andrea Bacci, Limina editore)

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